sabato 6 febbraio 2010

Cos’è il superporto Trieste Monfalcone?

L’ennesima presa in giro?

E’ pur vero che nella nostra città, da molto tempo, non si nega a nessuno di organizzare, almeno una volta all’anno, un mega convegno su porto, logistica ed infrastrutture, nel quale declinare le magnifiche sorti e progressive di un molto prossimo nuovo sviluppo per il rilancio dello scalo triestino a livelli dei porti del nord Europa. Ad ogni convegno Governo e Regione dichiarano solennemente di essere pronti a fare la propria parte, salvo smentirsi nei fatti: il Governo non preme sul CIPE affinché stanzi effettivamente i denari previsti per la piattaforma logistica, la Regione non finanzia la Società Alpe Adria e quindi non fa la propria parte per l’incremento di una parte importantissima per il futuro sviluppo del Porto di Trieste.
Resta la domanda di fondo, alla quale l’ultimo superconvegno di ieri e ieri l’altro non ha fornito risposta chiara: il progetto del “Superporto” Trieste – Monfalcone targato Unicredit è la riproposta bombastica della richiesta di mutuo recentemente deliberato dal Comitato Portuale stante l’immobilismo del CIPE, o si tratta di altro e nuovo denaro “fresco”? Senza una risposta chiara a questa domanda il rischio di essere presi in giro per l’ennesima volta è un tantino elevato…
Vi sono poi alcune domande secondarie. Il sottosegretario Menia è già in campagna elettorale (Mai un’alleanza con gli sloveni!) o ancora nessuno gli ha spiegato che Trieste è concorrente di Capodistria tanto quanto lo è di Venezia, Ravenna e compagnia cantante e che le auspicate sinergie tra i porti del Nord Adriatico sono funzionali innanzitutto per attrarre traffici in questo vasto bacino e tentare di sottrarli almeno in parte all’efficiente concorrenza dei porti del Nord Europa? E’ ovvio poi che i singoli porti rimarranno concorrenti tra loro. Chi avrà più tela da tessere (leggi servizi efficienti e migliore organizzazione del lavoro) probabilmente tesserà meglio.
Quanto al le accuse di dumping, come la mettiamo con le imprese italiane e triestine presenti sia a Trieste che a Capodistria , che in Slovenia praticano tariffe inferiori fino a due terzi del costo?
Grande continua ad essere la confusione sotto il cielo, ma le condizioni non sono eccellenti.

Trieste, 06.02.2010
Igor Kocijančič
Consigliere regionale PRC – SE

venerdì 5 febbraio 2010

La Regione convochi immediatamente un tavolo per Fincantieri e chieda al Governo di fare altrettanto

Nei giorni scorsi Fincantieri ha presentato alle Organizzazioni sindacali una situazione drammatica dei carichi di lavoro del gruppo. I lavoratori in cassa integrazione ordinaria, che sono attualmente circa 700, saliranno a 1.200 a metà anno, per arrivare a circa 1.600 a fine 2010.
Questi dati testimoniano l’estrema gravità della situazione che coinvolgerà quasi tutti gli stabilimenti e le sedi. Inoltre, c’è il rischio che nei prossimi mesi, in alcuni stabilimenti non si possa più utilizzare la cassa integrazione ordinaria.
L’azienda ha già annunciato che di fronte a questa eventualità potrebbe ricorrere a misure di carattere straordinario e/o strutturale, lasciando presagire seri rischi per la tenuta dell’occupazione. Questo è uno degli scenari più bui e cupi per i lavoratori del gruppo, che potrebbe prospettarsi anche negli stabilimenti della nostra regione.
L’ipotesi annunciata pubblicamente dall’azienda, che molto probabilmente potrebbe trarre ispirazione dalla scellerata condotta già posta in atto recentemente dalla FIAT con la temporanea chiusura di tutti gli stabilimenti italiani è da rigettare immediatamente e da respingere al mittente: la crisi va gestita con strumenti ordinari che consentano di mantenere invariati i livelli occupazionali.
Per questo serve un impegno congiunto dell’Azienda e dei livelli istituzionali, Governo in primis, per risolvere i principali problemi che riguardano l’acquisizione di nuove commesse sul mercato mondiale in tutte le tipologie di costruzioni navali, la garanzia dell’immediata cantierabilità delle commesse pubbliche ed il rischio che importanti commesse in via di assegnazione finiscano all’estero.
Da parte del Governo, dopo l’irresponsabile condotta della FIAT, pretendiamo una seria e credibile politica industriale nel settore della cantieristica navale, mentre all’azienda chiediamo la presentazione di un Piano Industriale che faccia del rilancio delle produzione e della difesa occupazionale gli aspetti centrali e fondamentali dello stesso.

Trieste, 03.02.2010
Igor Kocijančič
Consigliere regionale PRC – SE

giovedì 4 febbraio 2010

“Squallido epilogo della vicenda elettrodotto Redipuglia – Udine Ovest”

Quasi due giorni di dibattito sulla richiesta di interramento del previsto elettrodotto Redipuglia – Udine Ovest, hanno prodotto la necessità di un intervento diretto del Presidente Tondo che non è servito per dare risposte certe alla popolazione interessata, presente anche in aula, ma è sicuramente servita a ricompattare una maggioranza che sembrava sul punto di sfaldarsi. Le dichiarazioni di Renzo Tondo, con le quali il Presidente si è comunque assunto l’impegno di verificare le possibilità di proceder preferibilmente con il tracciato interrato (compatibilmente con le esigenze dell’impresa Terna, che attuerà l’opera) è bastata per richiamare all’ordine una Lega Nord sempre più rivendicativa solo verbalmente ed un UDC sempre disponibile ad ogni tipo di accomodamento, pur di non disturbare il manovratore.
Per il resto, si è voluto trasformare impropriamente e strumentalmente una richiesta precisa - quella di mitigare il più possibile, appunto con l’interramento dei cavi, un’opera altamente impattante ed invasiva del territorio – in una contesa tra fautori dello sviluppo ed “alfieri della decrescita”.
Quello che è sembrato più grave è il fatto, inoppugnabile, che questa maggioranza ed il suo Presidente continuano a declinare la crisi esclusivamente dal punto di vista dell’impresa, anteponendo gli interessi immediati dell’imprenditore di turno a quelli più generali della popolazione, del territorio e delle modalità con le quali tentare di garantire un futuro più o meno salubre al pianeta, formalmente assunti anche dai paesi maggiormente industrializzati anche alla recente conferenza sul clima di Copenaghen, sostanzialmente fallita come la precedente di Kyoto.
Il Presidente si è poi soffermato anche sul rigassificatore di Zaule, dichiarando la soddisfazione per quanto sarebbe emerso in seno alla Commissione europea in relazione al VIA riguardante il rigassificatore, ma omettendo di dire che non si tratta di dichiarazioni ufficiali ma semplicemente di anticipazioni informali lanciate a mezzo stampa, un po’ come si sta facendo a livello regionale con bombatici annunci della riforma delle AA.LL. e dell’istituzione della città metropolitana a Trieste in assenza di un disegno di legge.
Spiace infine rilevare l’estrema superficialità con la quale la Giunta, il Presidente e questa maggioranza trattino la questione del ritorno al nucleare e della volontà di intervenire, attraverso l’ENI, nel raddoppio della centrale di Krško, ignorando che sul tema c’è un ampio dibattito pubblico in corso in Slovenia (come anche sul paventato potenziamento della mega termocentrale a carbone di Šoštanj), che molto probabilmente sfocerà nell’indizione di un referendum e che l’intera vicenda potrebbe anche concludersi con una presa di posizione analoga a quella che milioni di cittadine e cittadini assunsero in Italia più di vent’anni fa: che quella del nucleare è una porta da chiudere definitivamente per concentrarsi e potenziare altre fonti di approvvigionamento energetico.
Trieste, 04.02.2010
Igor Kocijančič
Consigliere regionale PRC – SE

mercoledì 3 febbraio 2010

Sul Congresso della CGIL, la Federazione della Sinistra

Ritengo che quanto anticipato da alcuni media ed in particolare da “Il Manifesto”, in relazione ad una paventata rottura, o comunque uscita dalla neocostituita Federazione della Sinistra dell’Associazione “Lavoro e Solidarietà” che vede in Gianpaolo Patta il suo più autorevole rappresentante a livello nazionale, sia la dimostrazione pratica di quanto anche l’assunzione di una posizione “neutrale” rispetto al dibattito ed alle posizioni a confronto dentro il Congresso della CGIL possa diventare un errore strategico.
E’ comprensibile che gli organismi dirigenti nazionali del PRC guardino con rispetto al dibattito interno di un’organizzazione sindacale importante come la CGIL e dicano che non si può dare indicazione di voto sui documenti congressuali altrui. Si trattasse del PD sarebbe un atteggiamento totalmente condivisibile, ma la situazione è diversa.
1. Tra iscritte ed iscritti, quadri locali e nazionali, funzionari e dirigenti della CGIL a tutti i livelli ed in tutte le categorie vi sono moltissime/i nostre/i compagne/i. Molte/i di questi ricoprono fanno anche parte degli organismi dirigenti del partito e della Federazione e della stessa CGIL, poiché l’incompatibilità riguarda solo gli incarichi esecutivi e consente a che ricopre incarichi esecutivi nel sindacato di far parte degli organismi di direzione politica. Tutto ciò, naturalmente, non può che destare perplessità anche sulla pretesa “neutralità” di un’organizzazione come la nostra nei confronti del Congresso CGIL.
2. Risiede invece in ciò che il nostro Partito (e gran parte di coloro i quali si riconoscono nella Federazione) ha elaborato in questi ultimi anni sull’idea e sul ruolo di sindacato nell’Italia di oggi e nella fase attuale: mi sembra che, anche all’interno di documenti congressuali abbiamo tentato di delineare un sindacato (confederale) di classe con dimensioni di massa, che sappia essere un soggetto di rappresentanza sociale che assuma attivamente la politicità e la complessità della rappresentanza del lavoro, che si misuri con la crisi sapendo offrire piattaforme rivendicative e valoriali alternative ai governi ed alla cultura delle destre, che ritorni alla pratica della contrattazione e del conflitto sociale. Può essere una semplificazione eccessiva ed un po’grezza, ma è evidente che un partito (o Federazione) con una simile visione del sindacato non debba attardarsi a dare indicazioni di sostegno all’uno o l’altro dei documenti in lizza. Dovrebbe essere logico, conseguente e coerente sostenere quella posizione congressuale che si avvicina maggiormente a quella idea di sindacato.
Come leggere la “minaccia” di rottura o uscita di Patta dalla Federazione? E’ dovuta maggiormente al mancato decollo ed alle difficoltà fin qui incontrate nel percorso di costruzione della Federazione o al “clima ostile” registrato nei confronti del documento Epifani alla recente conferenza delle lavoratrici e dei lavoratori di Torino? Fosse così potremmo affermare, con un po’ di spocchia, che la Federazione va costruita preferibilmente con il maggior numero di soggetti, cosa che è stata anche proposta pubblicamente più volte. Adesso i soggetti fondatori sono quattro, ma potrebbe funzionare (oppure no) anche con tre sole gambe. E avremmo probabilmente anche un’indicazione molto chiara su quante e quanti compagne/i che ricoprono incarichi in entrambe (o addirittura in tutte e tre) le organizzazioni “sentano” maggiormente l’appartenenza alla CGIL o al partito ed all’idea di rilancio della Sinistra incarnata in questo momento dalla Federazione.

Igor Kocijančič

Su commemorazioni e sospensioni dei lavori del Consiglio regionale

In questa sessione di Consiglio regionale abbiamo commemorato tre figure istituzionali recentemente scomparse che hanno avuto sicuramente grande rilevanza nella storia politica di questa regione ed anche oltre i suoi confini: Sergio Coloni, Gastone Parigi ed Adriano Biasutti. In omaggio ad Adriano Biasutti, già presidente di questa Regione, si é scelto di sospendere i lavori per un'intera giornata ed anche le modalità di celebrazione nell'aula consiliare sono state accompagnate, oltre che dal discorso del Presidente Ballaman, anche dalla proiezione di ben 23 fotografie, tratte dall'archivio fotografico del Consiglio regionale, di momenti della vita pubblica di Adriano Biasutti.
A cose fatte e tumulazione avvenuta e davvero senza alcun intento polemico, ma per motivi di »opportunità istituzionale« ritengo che in particolare le modalità di celebrazione della scomparsa di Biasutti, abbiano assunto toni un po' esagerati. Non credo serva recriminare ed aggiungere altro, quanto suggerire alla Presidenza di Giunta e Consiglio di provvedere quanto prima a disciplinare le modalità di onoranza di consiglieri regionali, presidenti di Regione e parlamentari regionali. In assenza di questo si rischia di esagerare per eccesso (Adriano Biasutti) o per difetto: quando, nel corso della IX. Legislatura ci raggiunse, nel corso dei lavori d'aula, la comunicazione della morte di Mirko Špacapan, non sospendemmo i lavori se non per osservare un primo informale minuto di silenzio. Posso anche presupporre che Mirko per primo non avrebbe preteso niente di simile, tuttavia mi sembra ci sia una forte sproporzione e che serva un minimo di regolamentazione e di protocollo anche per queste vicende…

Trieste, 03.02.2010
Igor Kocijančič
Consigliere regionale PRC – SE

mercoledì 27 gennaio 2010

Introduzione dello sloveno nelle scuole italiane:

una questione mal posta (e “mal risposta”)

La proposta di Damijan Terpin, ripresa con grande rilevanza nell'edizione di ieri de »Il Piccolo«, di introduzione dell'insegnamento dello sloveno anche negli istituti scolastici con lingua d'insegnamento italiana é indubbiamente interessante e da incoraggiare ulteriormente. Tuttavia va detto anche chiaramente che i presupposti e le motivazioni alla base della proposta, quantomeno quanto ripreso nell'articolo in questione, risultano del tutto inadeguate e fuorvianti.
Ritengo che l'insegnamento della lingua slovena nelle scuole italiane non possa essere posta su basi rivendicative e di »risarcimento«, bensì in base al semplice ragionamento, proprio delle comunità più civilmente evolute, che è giusto conoscere quella che a Trieste, Gorizia e nel cosiddetto Friuli orientale è, a tutti gli effetti, lingua d'ambito, oltre che essere lingua comunitaria da almeno un lustro.
Da questo punto di vista risultano datate, inopportune ed inadeguate anche le reazioni ed i commenti alla proposta, indipendentemente dai versanti di provenienza, perchè ispirati ed orientati quasi tutti da retaggi del passato, diffidenze e »prudenze« che sopravvivono alla stessa realtà. E' chiaro che dal punto di vista didattico una maggiore presenza di bambine e bambini non madre lingua nelle scuole con lingua d'insegnamento slovena induca altri tipi di approccio: per la soluzione di questi problemi esistono già letteratura e pratiche adeguate.
Oggi però molti »italiani« scelgono non solo di iscrivere i propri figli alle scuole con lingua d'insegnamento slovena, ma addirittura di risiedere in Slovenia, di trasferire lì la propria attività lavorativa, per fare solo alcuni esempi e probabilmente la maggior parte di queste persone dovrebbe tendere all'integrazione ed all'utilizzo di ulteriori opportunità, anche di prospettiva, finora niente affatto scontate. Questa dovrebbe essere la base del ragionamento da suggerire ai dirigenti scolastici, almeno quelli più lungimiranti, a prevedere, nell'ambito dell'autonomia scolastica, l'introduzione dell'insegnamento dello sloveno nelle scuole di queste zone.

Trieste, 28.01.2010
Igor Kocijančič
Consigliere regionale PRC – SE

giovedì 14 gennaio 2010

Sull’utilizzo di carte corografiche obsolete per tratti della progettazione della Trieste - Divača.

Primo interpellante: Igor Kocijančič
Gruppo politico: S.A – Partito della Rifondazione Comunista
Consigliere proponente: Igor Kocijančič


Appreso che i progettisti della TAV, nel complesso della documentazione progettuale riguardante il tratto transfrontaliero Trieste – Divača hanno utilizzato carte corografiche obsolete, o quantomeno risalenti ai primi anni ’60 e quindi mancanti di intere porzioni ed aree estese di territorio ormai urbanizzato e intensamente edificato (si segnala specificatamente la zona di Melara e della Valle di Rozzol);
 
Rilevato nello specifico che ciò appare particolarmente grave, in ragione del fatto che la corografia è, per definizione, lo studio di un luogo dal punto di vista geografico, fisico, geologico e antropico e delle relazioni esistenti tra i fenomeni osservati e che quindi, basandosi su mappe risalenti agli anni ’60 si ricava un’incidenza completamente falsata dei possibili impatti del progetto sull’abitato;

Rilevato inoltre che da notizie apparse sulla stampa si apprende (con soddisfazione dello scrivente) che la Giunta regionale sarebbe intenzionata a rimettere in discussione il tracciato proposto dal progetto esistente preferendo un ‘ipotesi di tracciato “alta”, che utilizzi e potenzi i tracciati già esistenti (Aurisina – Opicina);
 
Tutto ciò premesso il sottoscritto consigliere interroga il Presidente della Regione o l’assessore competente per sapere:

1. Perché per la redazione dello studio corografico, parte integrante della progettazione della tratta TAV transfrontaliera Trieste – Divača, siano state utilizzate carte corografiche risalenti agli anni ’60 e come intenda procedere l’amministrazione regionale, al riguardo, nei confronti dei progettisti.
2. Quali azioni intenda intraprendere e quali ulteriori risorse finanziarie intenda impiegare la Regione Friuli Venezia Giulia per l’adeguamento del tracciato e del progetto “in superficie” stante il fatto che il progetto esistente è stato finanziato con fondi comunitari ed è già costato alcuni milioni di euro.
                                                                                                                                              Il consigliere regionale PRC – SE/SA
                   Igor Kocijančič